Il convegno del 2008

 

 

CI VUOLE UN’ALTRA VITA …

L’amore e l’economia appaiono a prima vista due realtà opposte: da un canto il mondo caldo dei sentimenti e delle relazioni, dall’altro la fredda oggettività delle cifre. Eppure, a ben pensarci, consistono entrambi, a loro modo, in rapporti tra persone e scambi di “beni”. Il problema è che tra questi due ordini di relazioni è stato reciso ormai ogni legame, e così facendo è stata smembrata l’unità dell’uomo. È pensabile ricomporre  in modo armonioso questi due aspetti essenziali dell’esistenza? Oggi questa è diventata “un’utopia necessaria”: l’esigenza non più eludibile di un uso eticamente responsabile del denaro e di una diversa visione della “ricchezza” dell’uomo e del senso spirituale della vita. 

Il mondo attuale è caratterizzato da un’interdipendenza complessa e spesso i nostri comportamenti economici a livello locale producono violenza e miseria in altri paesi e nella natura, senza che ne siamo consapevoli. L’essere umano come consumatore si ritrova in una condizione di eteronomia, dato che le caratteristiche dei processi produttivi e le finalità delle attività finanziarie gli sfuggono completamente. Anche noi contribuiamo quindi a far perdurare condizioni di lavoro, processi di distruzione ambientale e culturale che sono profondamente in contrasto con i principi etici che ci stanno a cuore e che pensiamo di promuovere nella nostra vita: questo è l’incredibile tradimento di un’economia manipolata a scala planetaria.

La società occidentale chiede oggi di capire meglio la provenienza dei beni e di conoscere le condizioni di produzione dal punto di vista eco-socio-culturale. Questo è un segnale di un’aspirazione al pieno recupero della potenzialità creativa dell’attività economica: l’amore a contatto con il denaro lo trasforma in una linfa di vita che attiva la cultura dell’animato e del vivente, che produce significati esistenziali e realizza progetti di collaborazione tra le varie società e tra l’umanità e la natura. 

Come suggeriscono varie tradizioni, se siamo in ascolto della presenza della vita allora il nutrimento sottile della reciprocità affluisce in noi.

 

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